Composti organici volatili e odori nel settore cosmetico: emissioni e autorizzazioni.
La produzione cosmetica utilizza numerose sostanze volatili: alcoli, solventi, fragranze e altri composti presenti nelle formulazioni possono liberarsi nell'aria durante miscelazione, riscaldamento, riempimento, lavaggio e altre fasi del processo produttivo.
Il risultato può essere la presenza di composti organici volatili (COV) ed emissioni odorigene che, se non correttamente caratterizzate e gestite, possono trasformarsi in una criticità ambientale e autorizzativa.
Il problema è che COV e odori non sono sempre immediatamente visibili. Un processo apparentemente sotto controllo può generare emissioni diffuse, variazioni di concentrazione o odori percepibili anche a distanza dallo stabilimento.
Per questo, nel settore cosmetico, la gestione dell'aria deve iniziare molto prima della scelta del sistema di abbattimento.
Da dove provengono COV e cattivi odori nella produzione cosmetica?
Non esiste una sola sorgente emissiva. Le emissioni dipendono dalle materie prime utilizzate, dalle formulazioni e dalle caratteristiche del processo.
Alcoli e solventi possono generare COV durante la manipolazione o il riscaldamento, mentre fragranze, essenze e numerose sostanze organiche possono contribuire alle emissioni odorigene. Anche operazioni apparentemente secondarie, come travasi, stoccaggio o pulizia delle apparecchiature, possono contribuire al quadro emissivo complessivo.
Inoltre le emissioni non sono necessariamente costanti, ma seguono i cicli produttivi. Ed è proprio questa variabilità a rendere fondamentale la caratterizzazione dell'emissione.
Composti organici volatili e odori non sono la stessa cosa
Uno degli errori più comuni è considerare COV e odori come un unico problema. Sono fenomeni collegati, ma non equivalenti.
I COV sono composti organici che possono passare facilmente in fase vapore in determinate condizioni. Le emissioni odorigene riguardano invece la percezione olfattiva di una miscela di sostanze e possono diventare rilevanti anche in presenza di concentrazioni molto basse di alcuni composti.
Questo significa che un'emissione poco significativa in termini di concentrazione complessiva di COV può comunque generare un problema odorigeno.
Di conseguenza, limitarsi a misurare un solo parametro può non essere sufficiente per comprendere la reale criticità di uno stabilimento. Per le emissioni odorigene esistono inoltre metodologie specifiche di caratterizzazione, come l'olfattometria dinamica prevista dalla norma UNI EN 13725.
Quando COV e odori industriali diventano un problema autorizzativo?
È qui che il tema diventa particolarmente importante per le aziende.
In Italia, il D.Lgs. 152/2006, nella Parte Quinta, disciplina la tutela dell'aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera. L'articolo 269 prevede, salvo le specifiche eccezioni contemplate dalla normativa, l'autorizzazione alle emissioni per gli stabilimenti che le producono e stabilisce che l'autorizzazione possa definire modalità di captazione, valori limite, prescrizioni, monitoraggio e misure relative anche alle emissioni diffuse (D.Lgs. 152/2006, art. 269).
A seconda delle caratteristiche dello stabilimento e dell'attività svolta, gli aspetti emissivi possono quindi rientrare nei diversi procedimenti autorizzativi applicabili, come AUA o AIA.
Il quadro europeo sta inoltre evolvendo. La Direttiva (UE) 2024/1785, che modifica la Industrial Emissions Directive, rafforza l'approccio europeo alla prevenzione e alla riduzione integrate dell'inquinamento. Nella definizione di “pollution” vengono espressamente inclusi anche gli odori, insieme alle sostanze e ad altri fattori che possono avere effetti sulla salute e sull'ambiente (Direttiva UE 2024/1785).
Per un'azienda cosmetica, quindi, conoscere le proprie emissioni significa poterle gestire prima che diventino una criticità.
Un settore sottoposto a un quadro normativo in continua evoluzione
Il 2026 offre anche un altro esempio di quanto rapidamente possa evolvere il quadro regolatorio del settore cosmetico.
Dal 1° maggio 2026 si applica il Regolamento (UE) 2026/78, che modifica il Regolamento cosmetici 1223/2009 in relazione alle sostanze classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione. Si tratta di una normativa relativa alla sicurezza e alla composizione dei prodotti, e non alle emissioni industriali, ma rappresenta comunque un segnale dell'attenzione crescente verso le sostanze chimiche utilizzate dal comparto (Commissione Europea, Regulation EU 2026/78; “Cosmetici, dal 1° maggio 2026 nuove regole UE su sicurezza e sostanze utilizzabili”).
Per chi produce cosmetici diventa quindi sempre più importante conoscere non soltanto ciò che entra nella formulazione, ma anche ciò che il processo può trasferire nell'ambiente.
Dall'emissione alla soluzione: scegliere il trattamento di COV e odori più adatto
Nel trattamento di COV e odori non esiste una tecnologia adatta a ogni situazione. La scelta dipende dalle caratteristiche reali dell'emissione: portata, tipologia e concentrazione degli inquinanti, temperatura, umidità e variabilità del processo.
A seconda delle condizioni, possono essere utilizzati carboni attivi per composti adsorbibili a basse concentrazioni, scrubber per sostanze trattabili per via chimica o fisica, biofiltri per determinate emissioni odorigene biodegradabili oppure sistemi di ossidazione termica, come gli RTO, per specifici flussi contenenti COV.
Per questo HFiltration parte dall'analisi dell'emissione e del processo produttivo, soprattutto in un settore come quello cosmetico, dove formulazioni e cicli di produzione possono variare significativamente.
L'obiettivo è individuare e dimensionare la configurazione più adatta alle reali condizioni operative dello stabilimento, garantendo prestazioni costanti nel tempo e contribuendo al rispetto delle prescrizioni applicabili.
La tecnologia, quindi, è solo una parte della soluzione. Il punto di partenza è capire cosa deve essere realmente trattato e in quali condizioni.
Hai un problema di COV o odori nel tuo processo produttivo?
FAQ
Domande a cui risponde l’articolo:-
Dipende dalle formulazioni e dai processi utilizzati. Alcoli, solventi, fragranze e altri ingredienti organici volatili possono contribuire alle emissioni durante miscelazione, riscaldamento, riempimento, travaso, stoccaggio e pulizia degli impianti.
-
No. I COV sono una categoria di composti chimici, mentre l'odore è una percezione determinata dalla presenza di sostanze odorose nell'aria. Alcuni COV sono odorigeni, ma un problema di COV e un problema odorigeno non coincidono necessariamente.
-
Non esiste una tecnologia universalmente adatta. Carboni attivi, scrubber, sistemi biologici e ossidazione termica possono essere utilizzati in condizioni differenti. La scelta dipende da composizione e concentrazione dell'emissione, portata, temperatura, umidità e caratteristiche del processo.
-
Perché le prestazioni di ogni tecnologia dipendono dalle condizioni reali del flusso da trattare. Una corretta caratterizzazione consente di dimensionare il sistema e scegliere la configurazione più adatta al processo.
